La parola a chi tace per (quasi) tutto il tempo!

 

“C’hai mica un foglio?”

 


Probabilmente avrete notato che un link apposito, nella pagina dedicata ad ogni puntata andata in onda, vi rimanda all’immagine di un fogliaccio su cui sono appuntati i dati salienti che mi servono per fare la regia nella fase di registrazione. NSSN è stata concepita come trasmissione da registrare e da mandare in onda previo opportuno montaggio con sfondi, brani, sigle e quant’altro. Ben presto, però, ci siamo resi conto di quanto più naturale sarebbe risultata l'atmosfera se avessimo deciso di registrare una finta diretta e lasciare alla postproduzione il compito di tagliare e cucire opportunamente tutte le imperfezioni dovute alla mancanza di adrenalina che invece entra copiosamente in circolo in caso di diretta (vedrete, ragazzi!!).
In questa modalità, è assolutamente necessario fare uno studio preventivo dei brani da trasmettere, in particolare dell’ordine in cui verranno registrati e della durata, così da segnalare ai miei compari il momento in cui dovranno tacere per dare spazio alla musica e tenerli caldi quando sarà il momento di rientrare in onda.
La prima volta che ho chiesto un foglietto, Iacopo ha strappato una pagina dalla sua elegante agendina dove tiene tutti suoi NSSN-appunti. Arcadio di solito utilizza il suo Communicator, che fedelmente lo aiuta durante la trasmissione. Una volta, in effetti, il Communicator, smarrita la via della ragione, prodigò in un suicidio elettronico, perdendo completamente ogni informazione che aveva contenuta in quel momento. Si risvegliò chiedendo “Che ore sono?”... Ma questa è un’altra storia, la storia di come Iacopo ed io, immersi in zeri e uni dalla mattina alla sera, usiamo carta e penna e Arcadio, che si occupa di aria che si sposta dai polmoni in tubi metallici, sia immerso nella tecnologia più avanzata e ci si destreggi sapidamente.
Prima di registrare la quarta puntata, alla ennesima (la quarta) mia richiesta di foglino, Iacopo produsse una smorfia mascherata da un sorriso di cartapesta che suonava: “Nini, io il foglino te lo dò anche, ma insomma, in qualche maniera, pensi di averne ancora per molto?”
Mi sentii in dovere di commentare, in risposta a quel "smorfiso": “Bisogna che mi procuri una agendina bellina come la tua...”
“Non se ne parla. Tieni il foglino. Te la regalo io un’agendina. Provaci, a presentarti qui con un’agendina per gli appunti!” Il tono fu davvero minaccioso. Oggi la mia collezione di foglini è davvero bella. Sono fogli che stanno solitamente nello zainetto di NSSN, uno di quegli zainetti di nylon a strisce bianche e blu (anche quello è un prestito, dovrei preoccuparmi?) e si stropicciano facilmente, a volte diventano palline di carta a forma di “sono appena scappato dal cestino”. Ma, in attesa dell’agendina, che per inciso ancora non mi è arrivata, vorrei riuscire a chiudere questo primo ciclo di trasmissioni (?!?) con gli appunti su foglini dello stesso tipo, costola dell’agenda di Iac. Ho fatto un po’ di calcoli. Sfruttando entrambe le facciate e magari utilizzando anche quelli che già ho, anche se hanno note veloci sul retro, dovrei avere bisogno ancora di non piu’ di quattro nuovi foglini. Che dite? Ce la farò? Lo scoprirete guardando le scalette da qui a gennaio!!!

f3f3' Lurvig!

 

 

La prima amerikana non si scorda mai!

 


La realizzazione di Amerikana è stata un'odissea. Grazie dell'informazione, direte: essendo la prima puntata occorreva oliare tutti gli ingranaggi, prendere possesso dei mezzi tecnici, del nuovo ambiente che da allora ci ospita.... Tutto vero, dico io, e vi faccio i complimenti per l'arguzia. Ma purtroppo le cose non finiscono qui. Amerikana, superata la fase di cui sopra, è stata registrata nel giro di un paio di giorni e mezzo di lavoro , montata, impacchettata col fiocco arricciato e riportata su palmo di mano una settimana dopo, mentre stavamo già alacremente lavorando al resto delle puntate. Attorno a un focolare sottoforma di raggio laser, ci siamo raccolti ad ascoltare il primo vero prodotto "da mandare in onda" che avessimo mai realizzato insieme.

"A me mi fa schifo". Fu Arcadio a rompere il silenzio. Personalmente, in quel momento io avevo anche un sorriso fino alle orecchie, di quelli che dicono: "Eh? Avete capito? Ma come è ganza? Quel suonino.... La parolina....". Un sorriso che si è congelato così come era, per altri tre giorni, a mo' di paresi. "Si', non suona" è il commento di Iacopo. In quel momento capii due cose. La prima è che stavano puntando a contenuti di alta qualità, già dall'inizio; la seconda è che non avevano intenzione di licenziarmi, che non era solo dell'editing che si lamentavano con toni accesi. Rincuorato, ho subito proposto di riprovarci con una seconda seduta, a caldo. La seconda seduta, a caldo, è terminata alle ore 6 del mattino. Davanti a una brioche con cappuccino e con volti provati dalla fatica, pensierosi sulle reazioni nelle rispettive case, soddisfatti del lavoro svolto. Una seduta in cui ci siamo tolti pure lo sfizio di una bella scazzottata in studio (a parole ovviamente) che ha definitivamente rotto il ghiaccio nei nostri rapporti ancora basati sullo studio reciproco. Ma la vera sorpresa è stata quando, una volta a casa, ho notato quanto i nostri sforzi fossero stati vani. Sentite voi stessi. Terza seduta, dopo che in tutti e tre si erano sopiti i cupi sentimenti di odio nei confronti della natura. La terza amerikana ce la siamo fatta in scioltezza e con piacere, come ci piace raccontare in sauna. Ed è quella che sentirete sabato. Altro dirvi non vo'.

f3f3' Lurvig!

 

 

Ready-steady

 


E' possibile che negli studi di Controradio accadano scenette di questo tipo:
"Ragazzi, stanotte tornando a casa ho visto che le luci in radio erano accese... Ne sapete qualcosa?" "Non siamo stati noi..."

L'informazione giunge distorta: il secondo interlocutore dice la verità, ma dà l'impressione al primo di avere la coda di paglia. I tre loschi individui che si aggirano attorno allo Studio 2 negli orari più impensati, per il momento, vengono riconosciuti come "quelli che non ho ancora capito cosa diavolo vengano a fare. Comunque ne avranno per una vita".
Il nodo sta nel fatto che Arcadio, come me, è un nottambulo. Però non fatevi subito l'idea dei tipetti in tiro che scorrazzano per i locali notturni sorseggiando bacardi breezer. Il tipo 'nottambulo' di cui stiamo parlando è uno a cui i neuroni celebrali, dalle 23 in poi, cominciano a fibrillare giocosamente alla frequenza massima e i parti che derivano da tale attività sono sempre plurigemellari. Oltre ad essere nottambulo, Arcadio ha, nella sua giornata tipo, un quantitativo di tempo libero che sfiora i 3 millisecondi. E in questo tutti e tre siamo davvero affini. Per questo anche Iacopo, che non va certo a letto presto la sera, ha dovuto adeguarsi alla maggioranza. Ecco dunque che messaggi in segreteria del tipo "Ciao, sono io. Se domani sera ci sei, potremmo lavorare in radio. Io posso da mezzanotte in poi..." non devono, non possono stupire nessuno dei tre.
Non credo ci sia bisogno di dire che tutto questo ha minato una buona parte dei nostri rapporti sociali. Anche perché (e qui non faccio distinzione tra scapoli e ammogliati) un po' per il nostro vizio genetico di assicurare al telefono: "Credo che ne avremo ancora per un'oretta" sapendo perfettamente che non ci vorra meno del doppio, un po' per gli orari decisamente sospetti a cui rincasiamo dopo aver registrato, è diventato estremamente difficile essere convincenti raccontando la verità a chi ci chiede conto di un rientro a un'ora improponibile. Così spesso siamo costretti ad ammettere relazioni extraconiugali, a fingere ubriachezze moleste, a danneggiare gli sportelli delle nostre auto inveendo contro "quel cretino che mi è venuto addosso", a scomodare un lontano parente che "mi ha lasciato £. 5000 in eredità, ma per ritirarle sono dovuto andare in prigione per un turno, peraltro senza passare dal Via!"... Tutto, pur di non dover pronunciare un ridicolo "Abbiamo finito adesso" al quale non riusciamo a credere neanche noi.
In contesti del genere, e dalla postazione privilegiata del mixer, ci sono innumerevoli sketch che un orecchio attento (o un computer che sta campionando tutto) può gustarsi. Ecco quello che vorrei fare qui dentro. Vorrei farvi partecipi di quanto accade nello studio 2. Voi immaginatevi la notte, il resto cercherò di raccontarvelo io, attraverso i suoni più esemplificativi (che ormai annovero in un ampio archivio di bit) captati durante le registrazioni, e qualche raccontino, per completare l'opera.
An everlasting work in progress!... Lurvig!

 

 

 

 

 

 

 

 

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